Il design è progetto, è osservare il presente per gettare le basi del futuro. E’ la congiunzione tra tecnica, arte, stile e invenzione, produzione e mercato. E’ ingegnerizzazione di una idea funzionale ad alcuni bisogni contemporanei, quindi tipici, iconici di un periodo. E consapevolmente o meno, viviamo circondati dal design, lo usiamo compriamo desideriamo. Lo ricordiamo. Lo ammiriamo.
Una carrellata di alcuni degli oggetti simbolo di questi ultimi decenni, che il vero appassionato di design dovrebbe conoscere e almeno uno, possedere. Una selezione feroce (ce ne sono moltissimi altri altrettanto iconici) ma esaustiva e affascinante…..in quale tra questi ci ritroviamo di più?

CHAISE LONGUE LC4

I protagonisti di questa storia di successo sono Le Corbusier, Pierre Jeannerett e Charlotte Perriand. Quest’ultima, architetto ingegnoso e rivoluzionario, entrò a far parte dello storico atelier 35 in Rue de Sèvres a Parigi nel 1927 proprio quando gli altri due erano impegnati nella progettazione della collezione LC. Ed è insieme a lei che prende vita la celebre serie di sedute, progetto nel quale Charlotte ha creduto profondamente sin da subito. Ma l’inizio della produzione non è semplice, lo scarso successo iniziale (gli arredi con tubolare metallico erano riservati a ospedali e bistrot), il proliferare di imitazioni, il  mercato ancora non è pronto ad un oggetto così avanti. Comunque fino al 1965 la produzione rimane pressoché artigianale; in quell’anno Le Corbusier affida il progetto a Cassina che lo ingegnerizza rendendolo economicamente più accessibile. Da quel momento in poi, complice un mercato più maturo e curioso, la LC4 scala le vette degli oggetti più desiderati e iconici dell’arredamento mondiale.

BARCELONA

Lo direste che è stata progettata nel 1929? Ebbene si, esce dalla matita del grande architetto Ludwig Mies Van Der Rohe, che la utilizza per la prima volta nell’allestimento del suo splendido padiglione realizzato per l’Esposizione Universale di Barcellona appunto del 1929. Mies si ispira alla Roma antica e realizza un’icona planetaria del design industriale, prodotta ancora oggi da Knoll che ne acquisì i diritti di produzione nel 1953. I caratteristici 40 riquadri di schienale e seduta sono tutti diversi e cuciti a mano, i sostegni sono costituiti da 8 cinghie dello stesso cuoio e la struttura in acciaio può essere cromata o satinata.

TACCIA

Una lampada di successo nata da un progetto sbagliato? Ma…come! In origine, Achille e Pier Giacomo Castiglioni avevano concepito la caratteristica calotta della Taccia in materiale plastico, senza sapere che il calore prodotto dalla lampada a incandescenza l’avrebbe irrimediabilmente deformata. Fu la Flos che rilevò i prototipi, sostituì la plastica con vetro soffiato e nel ’62 iniziò la produzione. Una lampada eterna, unica ed elegantissima….forse anche per quel movimento della base, creato per disperdere il calore della sorgente luminosa ma che ricorda moltissimo una colonna dorica. Che proprio non era nei programmi dei progettisti!

BRIONVEGA CUBO

TS502: non ci dice granché ma era la sigla della famosissima radio Cubo, lanciata da Brionvega nel 1964 disegnata da Marco Zanuso e Richard Sapper ed esposta al MOMA a New York. Geniale: un perfetto rettangolo che si apre a metà in due cubi, uno contiene la radio AM e FM e l’altro l’altoparlante con maniglia cromata centrale e scocca in colori sparati anni 60. Ora viene riproposta con tecnologia aggiornata, ascolto DAB + FM e bluetooth, telecomando e display digitale. Ma i colori sono sempre accesi e vibranti come allora.

699 SUPERLEGGERA

E’ uno dei più luminosi esempi di tecnologia innovativa applicata all’arredamento. Un progetto essenziale ed ingegneristicamente ricercato di Giò Ponti, prodotta da Cassina dal 1957 ed esposta in collezione permanente al Triennale Design Museum. La sezione triangolare delle gambe è la più ridotta possibile e ne garantisce l’estrema leggerezza e la seduta si rifà alla tradizione vernacolare della sedia impagliata italiana, della quale la Superleggera ne è la trasposizione contemporanea e praticamente eterna. A suo agio in ambienti ipermoderni, vintage ma anche classici.

 

TULIP

In effetti, a pensarci bene sotto ai tavoli alberga un groviglio di gambe che non finisce più. Tra gambe del tavolo, delle sedie e degli umani…. E a questo deve aver pensato Eero Saarinen quando ha disegnato il suo celebre Tulip, un tavolo che pare uscito fuori da un episodio di Spazio 1999. “Bisogna progettare ogni cosa pensandola all’interno del suo più largo contesto: una sedia in una stanza, una stanza in una casa…..” si ripeteva Saarinen che era un filo ossessionato dalla purezza delle forme. E puro, il Tulip, lo è decisamente. Assolutamente attuale ancora oggi, la base di Tulip è fusione di alluminio e il piano può essere in marmo o legno.

ARCO

“Non c’è nulla di più dispotico di un lampadario nella disposizione degli arredi in una stanza: una volta appeso al soffitto condizionerà la distribuzione di tutto il resto”. Verissimo, non trovate? Arco infatti nasce dall’idea di ottenere un punto luce sospeso senza avere vincoli, facilmente spostabile e privo di ingombri importanti. Disegnata da Pier Giacomo e Achille Castiglioni nel 1962 per Flos, è uno tra gli oggetti di design più riconoscibili, desiderati, copiati e anche comprati. La sua base in marmo pesa 65 kg edè dotata di un foro passante per sollevarla con un bastone (anche di una scopa) e spostarla. Fa parte sia delle collezioni permanenti del Triennale Design Museum di milano che del MOMA a New York.

ERICOFON (COBRA)

Siamo verso la fine degli anni 40 e la svedese Ericsson, sulla scia della miniaturizzazione e dell’uso delle plastiche, accarezza l’idea di produrre un telefono in un blocco unico che accorpasse ricevitore, trasmettitore e selettore dei numeri. Gösta Thames disegna un oggetto morbido, prodotto in molti colori e utilizzato praticamente in tutto il mondo, diventato negli anni un cult per gli appassionati di modernariato.

PLIA

E’ il 1967 quando alla Fiera del Mobile di Milano viene presentata Plia, la sedia disegnata da Giancarlo Piretti che rivoluziona il concetto di sedia pieghevole. Piretti inventa un perno a tre dischi e abbina il telaio in acciaio al polipropilene, ottenendo uno degli esempi più luminosi di design democratico. Sono gli anni delle materia plastiche, dei colori accesi, degli architetti ribelli e degli esperimenti. Plia viene esposta al MOMA e fino ad oggi ne sono stati venduti milioni di esemplari.

ARTEMIDE ECLISSE

E’ vero che spesso i prodotti migliori nascono da un’idea comune, semplice. Siamo nella metropolitana di Milano è il 1965. Vico Magistretti sta buttando giù con una penna sul biglietto della metro un primo bozzetto di una lampada, partendo dall’immagine della lanterna di Jean Valjean descritta nel romanzo Les Miserables di Vicotr Hugo. Tre semisfere: due fisse, la base e la calotta esterna, e una mobile, la calotta interna inserita in quella esterna, che può ruotare per variare il flusso luminoso. Genio. Due anni dopo la giovane azienda Artemide la lancia sul mercato, dove sta ancora oggi.

ARTEMIDE TOLOMEO

Nel 2017 ha compiuto 30 anni la creatura di Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina, e nel 1989 ha ricevuto il Compasso d’Oro. L’idea nasce dall’osservazione dei pescatori: “quando pescano con la lenza hanno sempre bisogno di sostenere la punta della canna, come i trabucchi le antiche macchine da pesca diffuse soprattutto in Puglia dove le aste che servono a sostenere la rete sono tenute da una serie di corde”. (De Lucchi). Una “canna da pesca” venduta ogni anno in circa mezzo milione di esemplari. E adorata da molti architetti….

IKEA KALLAX

La purezza e la semplicità albergano in questa libreria straeconomica di mamma Ikea, disponibile in diverse configurazioni alta bassa e larga più quadrata o più rettangolare, perfetta come divisorio, attrezzabile con cassetti o sportelli (che però ne alterano un po’ il disegno). Kallax alla fine è un evergreen, che ha nello spessore importante e costante della struttura perimetrica e nella simmetria della scansione interna le sue cifre distintive.

 

VESPA

Uno dei prodotti di disegno industriale più famosi al mondo e utilizzato spesso come simbolo del design italiano. La Vespa fu brevettata il 23 aprile del 1946 su un progetto dell’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio. Costui fu incaricato da Enrico Piaggio di disegnare un oggetto a due ruote, e poiché egli detestava le motociclette (e soprattutto detestava dover scavalcare una moto per arrivare alla sella) a Piaggio parve la persona adatta per creare qualcosa di davvero diverso. E così fu. Adotto una sospensione anteriore derivata da quella dei carrelli degli aerei e il motore era ispirato ai motori d’accensione aeronautici. Poi decise di coprire tutta la meccanica con una scocca metallica per evitare che le perdite di olio sporcassero i pantaloni. Il resto…..lo conosciamo tutti.

NOMOS

Archetipo dei tavoli a struttura visibile e componibile, Nomos è un progetto di Norman Foster ed è proposto in innumerevoli varianti e finiture. E’ perfetto come scrivania e la struttura tubolare permette il passaggio dei cavi al suo interno. E’ eccezionale come tavolo riunioni, ma anche come tavolo da pranzo…anche in un contesto classico.

PLASTIC CHAIR

Dare il massimo con il minimo. E’ questa la filosofia che nel 1948 guida Charles e Ray Eames nel disegno della famosa sedia Plastic Chair, ossia una seduta che potesse essere usata da tutti, un guscio sagomato sulla forma umana, adatto ad ogni ambiente, robusto e facile da pulire. Ancora oggi la Plastic Chair è adatta ad ogni ambiente, classico o minimalista, urbano o in campagna. La seduta può essere dotata di cuscino, le gambe si possono scegliere con diverse finiture e il guscio è in due versioni: con o senza braccioli.

KARTELL CINDY

Interpretare una lampada tipica degli anni 70 come forma e proporzioni, donarle una palette di colori glamour e renderla economica grazie alla plastica. Fatto: Cindy la trovate a meno di 200 euro, adatta a un soggiorno come accanto ad un comodino, in ingresso, su un mobile del 700 o in una libreria in metallo. Un vero passepartout.

DORNBRACHT TARA

Il vecchio rubinetto a croce, quello delle fontane in campagna o del rubinetto di scuola, un concetto semplice quanto immortale nella sua praticità. Dornbracht (ma anche Nobili Fantini Bongio Stella Cristina….) lo ridisegna in diverse configurazioni. Quella a parete per il lavabo la trovo la più iconica, tremendamente elegante moderna e sempre verde.

STILNOVO

L’azienda viene fondata da Bruno Gatta nel 1946 a Lainate nella provincia industriale di Milano. Nel secondo dopoguerra Stilnovo produce elementi illuminanti innovativi e legati a razionalismo e funzionalismo. Ma è negli anni ’60 che i migliori designer del tempo vengono invitati a sviluppare progetti arditi e sperimentali: Periscopio (Danilo e Corrado Aroldi) Topo (Joe Colombo) Valigia (Ettore Sottsass) solo per citarne alcuni. Molti vengono esposti al MOMA di New York in occasione della storica mostra Italy: The New Domestic Landscape del 1972. Stilnovo cambia proprietà nel 2012 e viene acquistata da Massimo Anselmi, che l’anno successivo lancia nuove edizioni degli iconici corpi illuminanti. Una F4004 per esempio, che sia piantana a tre luci o applique a due o lampada da tavolo, o uno Sputnik a 12 o 8 luci…..sono oggetti che vanno oltre la dimensione temporale. Una lampada Stilnovo non si discute, si ama e si ammira.

PLEASE RETURN TO TIFFANY

E’ il bracciale più venduto di tutti i tempi, non il più costoso ne il più economico, ma quello forse più fascinoso. Forse non tutti sanno che a NY nel 1837, al 259 della Broadway, Tiffany & Co. apre una merceria, con carta penne gomme bijoux e gioielli. Qualche anno dopo penne e calamai spariscono e lasciano il posto a diamanti e gioielli. Poi la leggenda, una potenza emotiva con pochi eguali al mondo… Audrey Hepburn e Jackie Kennedy sapevano cosa mettere al polso!

USM HALLER

Questa è una chicca e se la conoscete, chapeau! USM ha le sue radici in svizzera e sono radici antiche, si parla del 1885, quando era una azienda metallurgica e di forgiatura. Poi arrivano le finestre, le cerniere ornamentali, poi arrivano le lamiere in acciaio lavorate con precisione. Fino agli anni 60 quando diventa una fabbrica di mobili a livello mondiale. Ed è del ’63 il sistema Haller che prevede l’utilizzo di elementi in acciaio uniti da un ingegnoso giunto sferico che diventa presto la cifra distintiva dell’intera produzione. Oggi il sistema Haller offre una versatilità spaventosa ed è praticamente possibile fare tutto.

 

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